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Secondo le ultime statistiche, aggiornate a marzo 2017, soltanto tramite Whatsapp, ogni giorno ci scambiamo oltre 200 milioni di messaggi vocali. Si tratta di una cifra ancora relativamente bassa rispetto alla massa immensa di comunicazioni che ci scambiamo ogni giorno attraverso l'ampia rosa di social che usiamo quotidianamente, eppure sta prendendo sempre più spazio, entrando nelle abitudini soprattutto dei più giovani.

Ma il medium non è neutro, e anche senza scomodare McLuhan, è ormai chiaro a tutti che, prima ancora del contenuto di quello che comunichiamo, è il tramite che scegliamo per farlo a dare la prima spolverata di senso e di significato ai nostri messaggi. Banalmente, se per farti gli auguri ti scrivo un messaggio sulla tua bacheca pubblica di Facebook o, piuttosto, scelgo di chiamarti a casa per farteli a voce di persona, le cose cambiano. Tra tutti i modi che possiamo scegliere oggi per comunicarci le cose, di certo quello del messaggio vocale, che sia su Messenger, su Whatsapp o su qualsiasi altro strumento di instant messaging, è il metodo peggiore.

Scegliere di mandare un messaggi vocale al posto di un messaggio scritto, magari di una mail, è un gesto arrogante e aggressivo, ma è anche disfunzionale, egocentrico e in fondo pericoloso. Perché? Prima di tutto perché scegliere di mandare un messaggio vocale piuttosto che uno scritto presuppone che il mittente non ritenga il destinatario degno del suo tempo, quanto meno non di tre minuti per scrivere un messaggio, al limite i pochi secondi che servono per registrarlo.

Ancora peggio, poi: la scelta di registrare la propria voce e di spedirla presuppone l'arroganza di non accettare il dialogo e quindi, in fondo, di non volersi mettere allo stesso livello con il proprio interlocutore, che infatti è degno — nella testa di chi si registra — soltanto di ascoltare e poi, se vuole, di rispondere, trasformando una chiacchierata in una partita a tennis noiosissima, di quelle tra pallettari che si rimbalzano colpo su colpo da fondo campo in una galassia di grida disumane di sforzo.

 

Da Linkiesta del 16.06.2017

 

Grazie per l'attenzione e buon inizio d'anno a tutti

 

Marco

 

 

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